Immaginate una tazza di cappuccino armata di katane. Oppure un coccodrillo che lancia bombe e fa il verso ai telegiornali di guerra. Sembrerebbero personaggi usciti da un brutto sogno dopo una cena pesante.
E invece sono le star delle nuove Italian Brainrot Cards, che da qualche mese occhieggiano, neanche troppo innocenti, in tante edicole italiane… e finiscono dritte dritte negli zaini dei bambini. E qui viene il punto: mentre noi adulti ci districhiamo tra video “virali”, “challenge” e stranezze digitali, cercando anche, spesso con fatica, di fare da filtro e di mettere un argine tra questo flusso caotico e gli occhi curiosi dei più piccoli, un altro pezzetto di rete è scivolato giù per la china… fino alle mani dei più piccoli. Vediamo allora di capirci qualcosa.
Cos’è l’Italian Brainrot?
Il termine “brainrot” in inglese significa, letteralmente, “marciume cerebrale” — non proprio un inno alla saggezza, diciamolo. Si tratta di un tipo di meme nato su TikTok e Reddit, che gioca con l’assurdo, l’esagerazione e i cliché: e nella sua versione “italiana” il bersaglio preferito sono proprio gli stereotipi sull’Italia — pizza, mafia, mandolino, caffè e chi più ne ha più ne metta. I video sono spesso generati da intelligenze artificiali, accompagnati da musichette buffe e immagini surreali. Tra i personaggi più “famosi”: Cappuccino Assassino, Bombardino Crocodilo, Trullalero Trullalà. Nomi che a un adolescente annoiato possono anche strappare una risata. Fino a qui tutto bene, si potrebbe dire. Resta un fenomeno digitale che riguarda i social e i giovani adulti.
Quando il meme esce dalla rete e finisce… in edicola
Il problema è che in Italia, come spesso accade, il digitale ha trovato il modo di diventare prodotto da commerciare.
Le Italian Brainrot Cards non sono più solo un meme online: sono figurine vendute in bustine, raccolte dai bambini delle scuole elementari (a volte anche più piccoli) e scambiate con l’entusiasmo tipico delle mode da cortile scolastico. In altri Paesi, il fenomeno rimane confinato ai social. Da noi, invece, è diventato un vero e proprio oggetto fisico da collezionare, spesso senza che nessuno, adulti inclusi, si preoccupi troppo di spiegare da dove arrivano questi personaggi e cosa significano davvero.
Quando l’assurdo vira nel pericoloso
Che il fenomeno Italian Brainrot non fosse solo un gioco l’hanno capito anche all’estero: il New York Times ha segnalato che “alcuni di questi meme sono accompagnati da tracce audio razziste o islamofobe” e che in diversi video con protagonista Bombardino Crocodilo si sente dire che l’aereo sta per “bombardare i bambini di Gaza”.
Anche La Repubblica ha raccontato alcuni fra i protagonisti particolarmente noti: Trullalero Trullalà (lo squalo con le sneakers), nato su TikTok nel gennaio 2025 e diventato virale per una filastrocca che contiene una bestemmia; il suo rivale Bombardino Crocodilo, una sorta di aereo da guerra con testa di coccodrillo, associa la propria “storia immaginaria” a Gaza; Tung Tung Tung Sahur è un guerriero di legno armato di mazza; Ballerina Cappuccina unisce una ballerina e una tazzina; Lirili Larila è un elefante-cactus con i sandali; e Bombombini Gusini un’oca-jet armata fino ai denti.
Appaiono tutti esilaranti e grotteschi. Ma quando, come accade online, vengono mescolati ad audio razzisti, blasfemi o geopolitici, diventano simboli pericolosi. E non è tanto il singolo video, quanto il fatto che queste figure vengano assimilate da bambini nelle scuole, diventando pezzi di cultura condivisa sganciata da filtri o contesti esplicativi.
Umorismo o messaggi pericolosi?
A questo punto le cose si fanno ancora più delicate. Se da una parte le carte in edicola sono state in parte “ripulite” dai contenuti più espliciti (come la frase su Gaza o certe bestemmie), dall’altro lato online il quadro resta molto diverso. I bambini, infatti, arrivano a scuola già esposti ai video originali su TikTok o YouTube magari vedendole dal telefono dei genitori o spesso , ormai, anche dal proprio smartphone.E quando ritrovano personaggi come Bombardino, Trullalero o Camelo Frigorifero sulle figurine, il loro sguardo lo collega immediatamente a quel mondo fatto di aggressività, guerra, violenza fisica e verbale e ambiguità.
Non è una questione politica, né religiosa: la questione è educativa. I bambini non possiedono ancora gli strumenti cognitivi per distinguere tra satira e realtà, tra ironia e messaggio esplicito. Il rischio concreto è che certi comportamenti, certe parole e certe immagini vengano interiorizzate come “divertenti” o “normali”.
“Non si tratta solo di buffi personaggi. Molte frasi e immagini fanno riferimento a contesti violenti o blasfemi.”
(Corriere della Sera, 14 maggio 2025)
Ma non sono paragonabili agli Sgorbions degli anni ’80/90?
Una domanda legittima: “Ma non è lo stesso umorismo che avevamo noi, genitori della mia generazione, con gli Sgorbions?” Chi è cresciuto negli anni ’80 e ’90 ricorderà quei personaggi deformi e disgustosi: bambini con pustole giganti, occhi che saltano fuori, vomito arcobaleno. Provocazione, certo. Ma tutto si fermava sul piano dell’estetica “schifosa”, del corpo grottesco, della ribellione al “carino” e al pulito. Nessuna allusione a guerre reali, né a contenuti religiosi o politici.
Le Brainrot Cards non si limitano a un’estetica deformata, ma introducono contenuti simbolicamente molto più carichi: armi, esplosivi, frasi blasfeme, riferimenti satirici a eventi tragici, fino alla normalizzazione di violenza e guerra. Il problema non è la “bruttezza esagerata”, ma l’impatto simbolico su una mente che non ha ancora gli strumenti per comprendere l’ironia come linguaggio. Un adulto può interpretare queste immagini come parodia sociale. Un bambino, invece, può vederle solo come qualcosa di buffo. E magari imitarle.
I rischi educativi
I rischi non sono da sottovalutare: un bambino può confondere facilmente il gioco con la realtà, ripetere espressioni offensive senza capirle, oppure sviluppare una certa desensibilizzazione alla violenza, specie se questa viene rappresentata in modo buffonesco. Alcuni bambini più sensibili possono anche provare inquietudine, disagio o ansia, senza riuscire a esprimerli chiaramente. “Una ripetuta esposizione a contenuti di questo tipo può aumentare comportamenti imitativi e confondere il confine tra gioco e realtà.”
(Fanpage.it, 19 maggio 2025)
Cosa possono fare gli adulti?
Qui entra in gioco il ruolo degli adulti, genitori, insegnanti, educatori. Non si tratta di vietare a priori o di demonizzare le carte, ma di informarsi, osservare e dialogare con i bambini. Conoscere l’origine del fenomeno per capire cosa stanno collezionando. Poi, se necessario, saper dire anche qualche no.
Perché educare significa anche aiutare a discernere e soprattutto, significa proporre alternative che siano ugualmente coinvolgenti, ma più rispettose dell’età e della sensibilità dei più piccoli.
In conclusione
Il caso Italian Brainrot è un esempio lampante di come i contenuti digitali pensati per una fascia d’età adulta possano entrare, senza troppo controllo, nel mondo dell’infanzia. Non serve censurare o gridare allo scandalo. Serve esserci, con attenzione e spirito critico. Perché i bambini imparano anche da ciò che collezionano e perché accompagnarli nel mondo dei media, oggi più che mai, è parte del nostro compito educativo.
Bibliografia:
Corriere della Sera (https://www.corriere.it), 14 maggio 2025: “Cos’è l’Italian Brain Rot il trend di meme che sta conquistando tutto il mondo”.
Fanpage.it (https://www.fanpage.it), 19 maggio 2025: “Tuo figlio è ossessionato dagli Italian Brainrot? Ecco cosa dicono gli esperti”.
L’Espresso (https://www.espresso.repubblica.it), 12 maggio 2025: “Italian Brainrot: il delirio digitale che fa ridere il mondo (ma preoccupa i genitori)”.
La Repubblica (https://www.repubblica.it), 2 maggio 2025: “Italian Brain Rot, i meme senza senso che “friggono il cervello” sui social”.
New York Times (https://www.nytimes.com), 5 maggio 2025: “Brain Rot Comes for Italy”.
Lascia un commento
Tranquillo, il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.