Un intreccio di musica, passione ed educazione
Redazione: Grazie per essere qui con noi. Partiamo dall’inizio: cosa ha portato Alfredo ad avvicinarsi alla musica e alla scrittura e come nasce questo progetto?
Francesco Galluzzo: La passione di Alfredo nasce in famiglia. La musica per noi è sempre stata qualcosa di fondamentale, un accompagnamento costante nella vita. Crescendo, Alfredo ha fatto sua questa passione. Ascoltavamo musica insieme, andavamo ai concerti, e il Festival di Sanremo era diventata una vera tradizione familiare! Alfredo ci raccoglieva tutti attorno alla TV e organizzava una votazione interna alla famiglia per decretare il vincitore del Festival di casa Galluzzo. Col tempo, poi, Alfredo ha sviluppato un gusto personale andando oltre i consigli di ascolto che venivano da noi. Ha iniziato a scoprire la musica in maniera autonoma e a suggerire nuovi brani e generi, come ad esempio la trap italiana contemporanea.
A un certo punto ha avvertito il bisogno di iniziare a scrivere. Usava la musica come strumento per esprimere emozioni e pensieri. Ogni venerdì pomeriggio – ovvero all’uscita dei nuovi dischi della settimana – chiudeva la porta di camera sua e ci diceva sonoramente: “Adesso lasciatemi lavorare!”, ascoltando e recensendo gli album appena rilasciati.

Riempiva taccuini di riflessioni e recensioni, haiku e disegni. Dopo la sua scomparsa abbiamo aperto quei taccuini e, tra una poesia e una recensione, abbiamo trovato qualcosa di molto speciale. Una visione: fondare una scuola di critica musicale con una sede a Milano e un’altra nel sud Italia, “preferibilmente in Puglia”, come Alfredo ha scritto perché la nostra famiglia ha in Puglia le sue radici. L’idea era quella di avvicinare i giovani alla musica e alla scrittura critica. Non aveva mai parlato a nessuno di noi di questo sogno. E abbiamo capito che toccava a noi renderlo realtà.
R: Come avete trasformato la visione di Alfredo nei Taccuini Musicali di Alfredo? Com’è organizzata l’Associazione?
FG: All’inizio, abbiamo contattato alcuni giornalisti e critici musicali. Abbiamo fatto leggere loro alcune pagine scritte da Alfredo. Sono rimasti tutti stupiti quanto noi da quello che leggevano, sia per la profondità che la prolificità dei taccuini, oltreché da un certo piglio critico da recensore attento ed esigente nello stile di Alfredo. E da lì è iniziato tutto.
Abbiamo deciso di organizzare proprio un “percorso” – non un semplice “corso” – con l’obiettivo di accompagnare i ragazzi in un’esperienza di crescita. Ci rivolgiamo ai ragazzi tra i 14 e i 19 anni, nella fascia di età di Alfredo quando ci ha lasciati. Nella prima edizione abbiamo raggiunto circa 400 studenti in 7 scuole, per un totale di 8 cicli.
Il percorso è costituito da due fasi. La prima fase consiste di un ciclo di quattro incontri a scuola curati da un giornalista o critico musicale. Si lavora sulla musica, ma soprattutto sull’ascolto consapevole. Si affrontano temi diversi, permettendo ai ragazzi di confrontarsi con artisti anche diversi fra loro – come è stato con i cineforum organizzati nelle scuole con Stefano Senardi, regista di due intensi docufilm su Franco Battiato e Pino Daniele – o di passare alla rilettura di importanti classici come il quinto canto dell’Inferno di Dante – quello di Paolo e Francesca – attraverso la poetica di Tedua.
In questa prima fase, i ragazzi vengono invitati a riflettere e a scrivere, a dare forma a ciò che l’ascolto genera in loro. Parallelamente, i ragazzi hanno accesso a delle playlist ragionate, curate da esperti e corredate di video-lezioni per esplorarne i plessi tematici. I ragazzi le usano per approfondire quello che apprendono nei cicli a scuola e per esercitarsi nella scrittura.
C’è poi una seconda fase, più specificatamente dedicata alla scrittura. I ragazzi mettono in pratica quello che hanno imparato durante la prima fase, recensendo canzoni selezionate intorno al tema dell’anno. Chi vuole può poi anche mandare il proprio elaborato e partecipare ad un concorso. A inizio marzo, quando Alfredo avrebbe compiuto 17 anni, abbiamo avuto la serata finale con la premiazione dei vincitori.
R: E com’è andato il concorso di quest’anno? Che tema avete scelto?
FG: Il tema era quello degli “ultimi”. Un tema particolarmente caro ad Alfredo, sia per la sua storia che per la sua indole. La sua condizione medica lo aveva reso sensibile agli ultimi, ai più deboli e alla forza e alla resilienza che occorre sviluppare quando si parte da posizioni meno privilegiate. Ma questa empatia era pervasiva in Alfredo. Ad esempio, quando gli chiedevano che squadra tifasse tra Milan e Inter, diceva con semplicità: “No, quelle sono già forti, che senso ha tifarle?” Alfredo sentiva che chi non eccelle non per questo non merita affetto. Anzi proprio per questo ne merita di più!
Dunque, abbiamo scelto questo tema per la prima edizione dei Taccuini Musicali di Alfredo. Questo ha permesso ai ragazzi di confrontarsi con valori complessi come la fragilità, l’empatia e l’inclusione. I lavori che hanno mandato sono davvero sorprendenti, per profondità e qualità. I giornalisti che hanno dovuto selezionare i vincitori erano in seria difficoltà. Il livello è stato così alto che una rivista specializzata in cantautorato – L’Isola che Non C’Era – ha deciso di pubblicare i lavori premiati al concorso.

R: E com’è andata la serata finale?
FG: E’ stata una grande festa. C’era Martina Martorano a condurre. Abbiamo avuto ospiti importanti come Anna Castiglia, Renzo Rubino, Giulia Vecchio e Franco Mussida, oltre a tantissimi giornalisti e studenti. È stato un momento molto forte di condivisione e restituzione collettiva del percorso compiuto insieme. I ragazzi e i professionisti erano fianco a fianco, senza distanze, e questo ha generato un dialogo autentico.
R: Che cosa vi ha colpito di più dei ragazzi durante questo percorso?
FG: La loro profondità. I ragazzi hanno molto più da dire di quanto spesso si pensi. La critica musicale porta a scoperchiare un vaso di Pandora. Questo è un segno di speranza contro una certa narrazione predominante per cui i ragazzi sarebbero risucchiati dai social come TikTok e Instagram. Basta metterli nelle giuste condizioni e si manifesta un mondo di espressività. Progetti come questo cercano di colmare un vuoto, non tanto culturale quanto emotivo. Gli stessi professori sono rimasti in molti casi impressionati dal coinvolgimento emotivo dei ragazzi durante gli incontri con i giornalisti.
R: I social che hai citato ci stanno abituando oggi a una fruizione molto veloce della musica, che forse limita il coinvolgimento emotivo durante l’ascolto. Qui invece sembra esserci un approccio diverso. Vi siete proprio posti questo problema?
FG: Assolutamente sì! Ci siamo chiesti quanta tecnologia integrare all’interno del progetto. I docenti hanno invitato gli studenti a prediligere allo streaming digitale l’ascolto dei vinili – chiedendo loro di portare a scuola i 33 giri loro o dei genitori. E così gli studenti hanno potuto riscoprire la bellezza del gesto corporeo nella fruizione della musica – un aspetto cui Alfredo teneva molto. Toccare con mano i dischi. Sfogliare album. Leggere i testi sulle copertine. Capire chi c’è dietro una canzone, chi ha scritto il testo, chi ha composto la parte strumentale, chi si è occupato della produzione permette di cogliere la ricchezza di quante persone diverse contribuiscono alla realizzazione di un disco. Tutte informazioni che spesso si perdono con l’ascolto in streaming gestito da un algoritmo che propone automaticamente i brani.
Inoltre, abbiamo deciso che i video di spiegazione delle playlist – che ho menzionato prima – dovevano essere non di 30 secondi (secondo lo stile più comune degli shorts o dei reels), ma se necessario anche di 10, 15, 20 minuti. La sfida è di far capire ai ragazzi la bellezza di un ascolto appassionato e consapevole, che però, come tutte le cose più complesse, richiede un po’ di tempo in più! Dagli elaborati che i ragazzi ci hanno inviato per il concorso si capiva quanto molti di loro avessero fatto proprio il contenuto di quei video.
R: Secondo te, che importanza ha questo ascolto più appassionato e consapevole del cantautorato? In particolare, l’educazione al cantautorato può svolgere una funzione formativa simile alla letteratura e alla filosofia per il pensiero critico e la vita politica?
FG: L’esercizio della critica musicale è importantissimo per la crescita personale e culturale di ciascun individuo. Come ricordano i giornalisti in alcune delle playlist curate per i Taccuini Musicali di Alfredo, la tradizione musicale precedente al cantautorato era incentrata su temi d’evasione, come di amori non corrisposti e rapporti parentali difficili. Il cantautorato invece sposta il focus su tematiche sociali, diventando una parte fondamentale della nostra cultura. E questo è evidente nei testi di cantautori come Fabrizio De Andrè, Ivano Fossati, Enzo Jannacci per citarne alcuni.
Non dimentichiamoci, poi, che Bob Dylan ha vinto il premio Nobel per la letteratura. Musica, poesia e letteratura sono forme d’arte fra loro congiunte. E infatti ad aprile è uscito un vero e proprio libro di testo pensato per accompagnare l’insegnamento nelle scuole della critica del cantautorato, curato, fra gli altri, da Paolo Talanca, docente di scuola e attento critico musicale che ha accettato di far parte del Comitato Tecnico dei Taccuini Musicali di Alfredo. Il testo è intitolato Cantautori nelle scuole. Storie di canzoni d’autore (Pendragon, 2026). L’Associazione regalerà, con grande entusiasmo, questo libro di testo a tutte le scuole coinvolte nel percorso, perché diventi strumento e, al contempo, stimolo. Quindi, sì, noi siamo convinti che la critica musicale abbia potenzialità pari o anche superiori a quelle di altre discipline curriculari, in chiave di formazione culturale ed educazione al pensiero critico.
R: E questo vale anche per generi come la trap o il rap il cui valore intellettuale non è ancora pienamente riconosciuto? Quanto è importante sollecitare l’ascolto consapevole ed appassionato di questi generi?
FG: In realtà moltissimi dei nostri giornalisti hanno lavorato con pezzi trap e rap. Paolo Talanca ha tenuto una lezione su Dante e Tedua, come dicevo prima. D’altronde, non c’è affatto da stupirsi, se solo pensiamo che Marracash ha vinto la Targa Tenco nel 2022 per il miglior album italiano. Quindi anche questi generi hanno sicuramente un ruolo formativo e culturale estremamente rilevante, che i critici musicali da tempo riconoscono ed apprezzano. Ovviamente, c’è trap e trap. Ma in molti titoli c’è tanto sentimento e passione. Fino a quando c’è interiorità e la capacità di metterla in lettere, c’è musica e c’è vita. Non a caso, infatti, numerosi studenti, nella fase finale del percorso, hanno deciso di scrivere su Factotum di Marracash per il concorso di quest’anno.
R: Uno sguardo al futuro. Come evolverà il progetto?
FG: Continuiamo con la stessa energia. Abbiamo già ricevuto richieste da 12 scuole per la seconda edizione. Abbiamo scelto il tema del prossimo anno: come reazione alle brutture del mondo sarà: “ostinata speranza”. L’idea è di far crescere l’Associazione, ma con attenzione. Ci sono richieste anche da altre città, che vorremmo assecondare, ma solo se riusciamo a mantenere autenticità e qualità. Dietro a questa iniziativa c’è Alfredo e il suo ricordo. Senz’altro però ci piacerebbe arrivare ad altre roccaforti del cantautorato italiano. Come Roma, Bologna, Napoli e Genova. Per noi quindi si pone il tema di come crescere, coniugando il desiderio di raggiungere quanti più ragazzi possibile, come avrebbe voluto Alfredo, con la necessità di preservare l’autenticità del messaggio. Inoltre, stiamo pensando a come realizzare il Premio Taccuini Musicali di Alfredo per il Festival della canzone Italiana, per premiare il pezzo ritenuto più meritevole da una giuria formata dagli studenti partecipanti al nostro percorso.
R: In conclusione, c’è un brano, o album, o artista che più di altri dovrebbe essere insegnato a scuola secondo Alfredo?
FG: Alfredo amava moltissimo Tha-Supreme (Thasup), uno dei cantanti che in famiglia non conoscevamo così bene e che Alfredo ci ha portati ad ascoltare. In particolare, adorava la canzone Molecole, una canzone sulla natura delle relazioni umane e sulla ciclicità dell’esistenza. Questa canzone ha accompagnato il nostro ultimo saluto ad Alfredo sul sagrato. Ovviamente, per noi questa canzone ha assunto un valore speciale!
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