Abbiamo voluto chiederlo direttamente a loro: “Ma voi giocate ancora?” E no, non è stata una domanda nostalgica da adulti con il magone per i bei tempi andati, ma un piccolo viaggio dentro l’infanzia di oggi. Perché, diciamolo, ogni tanto ci viene il dubbio: tra tablet, cellulari e videogiochi, i giochi “di una volta” avranno ancora un posto?
Per scoprirlo, abbiamo proposto un questionario a circa 350 bambini e bambine di quarta e quinta primaria (per la precisione: 16 classi di quinta e 1 di quarta) di due grandi Istituti Comprensivi di Milano — Rinnovata Pizzigoni e Riccardo Massa — e della scuola paritaria “Suore Francescane”. Un grazie gigante a tutti gli insegnanti, ai dirigenti e, naturalmente, ai piccoli protagonisti che hanno accettato di partecipare con entusiasmo (e, come vedremo, con parecchia voglia di raccontarsi!).
L’intento? Capire meglio il rapporto che i bambini e le bambine tra i 9 e gli 11 anni hanno con il gioco. Che tipo di giochi preferiscono? Giocano ancora all’aperto? Quanto tempo passano con gli schermi in mano? Insomma, volevamo dare uno sguardo dentro il loro tempo libero — quello che dovrebbe essere (e speriamo resti) soprattutto tempo per giocare.
Avevamo previsto alcune domande a risposta chiusa, ma i bambini, come spesso accade, ci hanno dimostrato che la vita vera non entra volentieri dentro una casella. Molti di loro hanno deciso di aggiungere pensieri, precisazioni, storie personali, riempiendo ogni spazio bianco disponibile. E noi, anziché infastidirci, abbiamo scoperto che proprio in quelle parole libere si nascondono i dati più interessanti.
Abbiamo inserito anche domande aperte, pensate proprio per raccogliere risposte più articolate. È da lì che intendiamo partire per un’analisi più qualitativa, che ci aiuterà a capire non solo se giocano, ma come, con chi, dove e perché.
In questo numero vi presentiamo i primi risultati del questionario e alcune riflessioni nate da ciò che i bambini ci hanno raccontato.
E ora, senza ulteriori indugi, tuffiamoci nel mondo del gioco… visto con gli occhi di chi, per fortuna, gioca ancora davvero.
LE DOMANDE A RISPOSTA CHIUSA
Partiamo dalle domande a risposta chiusa. Abbiamo raggruppato le domande in 2 sezioni diverse e per ciascuna risposta abbiamo fornito una nostra interpretazione.
2.1. Il gioco “classico” ( non è affatto passato di moda!)
Gioco in compagnia? Sì, grazie!
Domanda A1: Preferisci giocare da solo/a o con gli altri?
| Risposta | Bambini |
| Da solo/a | 15 |
| Con gli altri | 332 |
Interpretazione: I bambini preferiscono nettamente il gioco in compagnia. E’ la loro preferenza. Non una fotografia della realtà. Il fatto che i bambini preferiscano giocare con gli altri non implica il fatto che giochino sempre o per la maggior parte del tempo con gli altri. Tuttavia, in un mondo sempre più digitalizzato nel quale la compagnia dell’altro sembra essere sempre più “a distanza”, la netta preferenza dei bambini ci pare cosa incoraggiante.
Si gioca a scuola? Pare di sì!
Domanda A2: Quanto si gioca a scuola?
| Risposta | Bambini |
| Pochissimo | 7 |
| Poco | 30 |
| Abbastanza | 234 |
| Molto | 97 |
Interpretazione: Una buona notizia: quasi il 90% dei bambini pensa che a scuola si giochi “abbastanza” o “molto”. Questo dovrebbe indurci a riflettere in merito a quello che forse sta diventando un “luogo comune” un po’ troppo diffuso nella nostra società: che la scuola sia un luogo caratterizzato da rigido nozionismo e didattica tradizionale.
Tuttavia è importante notare che la nostra ricerca è stata condotta in 2 Istituti Comprensivi particolari in quanto strettamente collegati al mondo della “scuola attiva” (scuola basata sul fare) e in particolare l’uno improntato sul metodo Pizzigoni e l’altro avente un plesso di scuola primaria afferente al metodo Montessori. Come noto, si tratta di metodi in cui il gioco assume una certa importanza nella didattica.
2.2. Quando il gioco passa per lo schermo
Giochi elettronici: piacciono, e parecchio
Domanda B1: Quanto ti piacciono i giochi elettronici?
| Risposta | Bambini |
| Pochissimo | 16 |
| Poco | 27 |
| Abbastanza | 115 |
| Molto | 193 |
Interpretazione: Qui c’è poco da girarci attorno: l’88% dei bambini ha detto che i giochi elettronici piacciono “abbastanza” o “molto”. Quindi sì, il fascino del videogioco è potente e diffuso.
Ma quanto ci giocano davvero?
Domanda B2: Quanto giochi con dispositivi elettronici?
| Risposta | Bambini |
| Pochissimo | 56 |
| Poco | 90 |
| Abbastanza | 151 |
| Molto | 46 |
Nota metodologica:
Si è misurata la percezione dei bambini e non il dato reale. Le risposte vanno interpretate con attenzione. Quando un bambino scrive “pochissimo”, potrebbe in realtà passare diverse ore al giorno con un dispositivo in mano. Ma se a casa il limite imposto è “massimo 2 ore” e il genitore lo richiama dopo un’ora, ecco che lui percepisce quel tempo come limitato.
Ipotesi interpretativa:
È possibile che dietro molte risposte “poco” o “pochissimo” ci siano bambini che utilizzano i dispositivi per periodi lunghi, ma che vengono richiamati spesso e vivono quindi la loro esperienza come moderata o insufficiente.
Cellulare proprio o in prestito? Un po’ e un po’ (ma più di quanto pensassimo)
Domanda B3: Usi il telefono dei tuoi genitori per giocare o guardare video?
| Risposta | Bambini |
| Uso il cellulare di mamma/papà | 145 |
| Uso il mio cellulare o tablet | 90 |
| Non uso dispositivi | 32 |
Nota cruciale:
La domanda chiedeva del cellulare dei genitori, ma 90 bambini hanno risposto di loro iniziativa: “Io ho il mio!” E questo la dice lunga: c’è una forte esigenza di affermare un’autonomia digitale già nei bambini di 10 anni.
Conclusione interpretativa:
In sintesi: i dispositivi mobili personali sono probabilmente molto più diffusi di quanto emerga ufficialmente e già a 10 anni molti bambini affermano di avere il proprio tablet o cellulare.
2.3. In sintesi.
– Il gioco è vivo e lotta insieme a noi: i bambini giocano, e preferibilmente lo fanno in compagnia.
– La scuola non ha bandito il gioco: per fortuna, si continua a giocare anche tra i banchi. Anzi, la percezione dei bambini è che a scuola si giochi abbastanza o molto in ben il 90% dei casi.
– I videogiochi piacciono, e parecchio: attenzione però, perché non tutto ciò che piace fa sempre bene.
– I cellulari sono ovunque: solo 32 bambini su 267 dichiarano di non usarli affatto.
– Attenzione all’auto percezione: bambini e bambine, come tutti, del resto, rispondono in base a quello che sentono, e ciò che si percepisce potrebbe non essere la realtà oggettiva.
Domande a risposta aperta
3.1. Anche quando si è soli… si gioca!
Abbiamo chiesto ai nostri piccoli amici e amiche di quinta elementare: “Quando sei da solo, a cosa giochi?”
E no, non ci aspettavamo certo la risposta: “Riordino la camera”! Fortunatamente, i bambini sono ancora bambini.
La prima risposta che balza all’occhio è l’amore per i giochi elettronici: cellulari, tablet, console… Quando manca la compagnia, ci si butta nel mondo digitale. Non sorprende, ma fa riflettere: quando il gioco diventa solitario, spesso diventa anche elettronico.
Ma c’è una sorpresa: sommando tutte le risposte, scopriamo che i giochi creativi battono di poco quelli digitali.
E cosa intendiamo per creativi? Beh, largo ai mattoncini LEGO (amatissimi), alle storie inventate con bambole, macchinine, pupazzi… o con il cane e il gatto di casa! Ci sono poi i giochi rompicapo: cubo di Rubik, puzzle, solitari… vere palestre per la mente.
E poi… i piccoli “atleti da appartamento”. Una bella fetta di bambini gioca in movimento anche da sola anche in casa.
Il nostro amico Giacomo ad esempio dichiara “Gioco a ping pong contro l’armadio” e ci ha strappato una grande risata perché ha voluto puntualizzare “però, vince sempre l’armadio!”. Altri giocano a calcio in salotto. E qui, un pensiero va ai poveri vicini del piano di sotto: abbiate pazienza, è il rumore della vita!
Non mancano i piccoli artisti e intellettuali. Alcuni leggono, altri cantano, ben 20 disegnano e Lorenzo ci ha fatto sognare con la sua risposta: “Scrivo il mio libro”. Lorenzo, quando sarà finito, noi siamo pronti a leggerlo!
E poi, c’è Giulia che si dedica “alle sue ricerche per il futuro” (una futura scienziata? filosofa?) Sofia, che “si inventa come sarà il giorno dopo”. Insomma, non proprio i pomeriggi vuoti che immaginiamo noi adulti.
3.2. Quando si è in compagnia, si corre (ancora)!
Seconda domanda: “Quando sei con gli altri, a cosa giochi?”
E qui si aprono le danze. Letteralmente.
Il gioco di gruppo, motorio, fisico, è ancora il re. Calcio al parco? Sempre in vetta. Ma ci sono anche pallavolo, nascondino, ce l’hai, un due tre stella… spesso rivisitati con nomi nuovi o sotto il grande ombrello del momento: “Giochiamo a Squid Game!” (Noi preferiamo pensare che si tratti solo di una versione soft, tipo rincorrersi con stile. Però questa risposta un po’ ci ha fatto pensare…)
E le bambine? In aumento quelle che giocano a calcio (finalmente!) e molte si divertono con la pallavolo.
Una minoranza (ma interessante) sceglie giochi di ruolo: “Facciamo finta di essere al ristorante”, “Giochiamo alla famiglia”, “Io sono il dottore, tu sei il paziente”.
Cosa quasi commovente: quasi nessuno ha citato giochi elettronici come attività da fare con gli amici.
E questo è un segnale forte. Basta spegnere gli schermi e… i bambini si accendono da soli!
3.3. Quando si gioca con mamma e papà
Ultima (e importantissima) domanda: “Quando sei con i tuoi genitori, a cosa giochi?”
E qui partiamo con una nota di speranza: la maggioranza dei bambini dice di giocare con i genitori!
Vince il gioco da tavolo. Monopoli, Risiko… e perfino il Subbuteo! (un bimbo l’ha nominato e ci siamo commossi.)
Poi ci sono genitori più atletici, che praticano sport insieme ai figli. Qualcuno, una minoranza, condivide i videogiochi.
E i più coraggiosi? Si buttano nei giochi di ruolo proposti dai figli: papà drago, mamma principessa, nonno robot. Chapeau!
Ma — ed è giusto dirlo — non mancano le ombre.
Un numero non trascurabile di bambini ha scritto, semplicemente: “a niente”. Qualcuno ha aggiunto: “i miei genitori lavorano troppo”.
Parole che fanno riflettere. Perché, come spesso capita, i bambini dicono la verità con poche parole. E una forma di gioco che non andrebbe mai dimenticata è il gioco della presenza.
4. E gli insegnanti, cosa ne pensano?
Se i bambini ci hanno raccontato che sì, giocano ancora (e parecchio!), ci è sembrato naturale fare la stessa domanda anche a chi, con loro, passa tante ore ogni giorno: i docenti. Circa 30 insegnanti delle classi coinvolte nel questionario hanno compilato a loro volta un breve sondaggio. Obiettivo: capire qual è lo sguardo degli adulti sull’attività ludica a scuola. Il risultato? Un quadro fatto di luci, qualche ombra… e un sacco di spunti di riflessione.
Il gioco come risorsa educativa e didattica?
Alla domanda “Il gioco è importante per l’apprendimento?”, i docenti non hanno avuto dubbi: sì, è fondamentale. Un bel punto fermo, che conferma quanto il valore educativo del gioco sia ormai largamente riconosciuto.
Viene riconosciuta l’importanza del gioco non solo per il naturale sviluppo cognitivo e relazionale dei bambini, ma la maggior parte degli insegnanti dichiara di farne ampio uso anche in ambito didattico., in questo senso è, riteniamo, particolarmente significativo il fatto che alla domanda “impieghi il gioco come strumento didattico?”, le risposte si dividono tra “qualche volta” e “spesso”, ma nessun docente risponda “mai”. Insomma: il gioco entra nelle classi in maniera generosa.
Gioco libero sì, ma con il freno a mano tirato
Ai docenti è stato anche chiesto quali giochi scelgano spontaneamente i bambini durante le pause. Qui il copione è sempre quello: se si è all’aperto, vince il calcio; se si resta dentro, si passa a giochi da tavolo, disegni o improbabili versioni “indoor” del calcio, con tanto di porticine improvvisate tra le sedie. Ci si consenta di dire che nulla sembra essere cambiato rispetto al passato, quando noi stessi approfittavamo della distrazione della maestra per costruirci la “mitica” pallina avvolta nello scotch o usavamo il cancellino a mo’ di palla.
La palla è elemento che torna, quindi, spesso, nelle risposte.
Ci si consenta, qui, una digressione: E’ un peccato che in molte scuole (fortunatamente non quelle oggetto del nostro studio) essa sia oggetto di stringente regolamentazione o addirittura divieto assoluto legato alla sicurezza o alla gestione dello spazio. Una decisione comprensibile, certo. Ma anche un po’ amara: la palla è da sempre simbolo di gioco di gruppo, di coordinazione, di scambio. Inoltre, come spesso succede, il divieto non spegne il desiderio: anzi, lo moltiplica.
Più o meno gioco rispetto a una volta?
In un’altra domanda si chiedeva ai docenti di confrontare il tempo dedicato al gioco a scuola oggi rispetto al tempo di gioco concesso loro a scuola quando erano bambini. Il verdetto? Si gioca almeno quanto prima, anzi di più. Ma qualcosa è cambiato: la tenuta nel gioco. Secondo molti insegnanti, i bambini di oggi fanno più fatica a restare concentrati su un’attività ludica fino in fondo. Si stufano, cambiano gioco in continuazione, faticano a “stare dentro” l’esperienza.
Il digitale entra (anche) a scuola?
Qui entra in scena il grande protagonista (o antagonista?): il gioco elettronico. Quando si chiede ai docenti se notano effetti del digitale sui comportamenti dei bambini, le risposte parlano chiaro: maggiore isolamento, imitazione di personaggi aggressivi, calo dell’attenzione, nervosismo.
I docenti esprimono una visione preoccupata. La sensazione diffusa è che l’eccesso di digitale si giochi, comunque, più in famiglia che a scuola. Tutttavia le sue conseguenze, quelle sì, arrivano in classe. E si fanno sentire.
In sintesi…
Il sondaggio tra i docenti conferma che il gioco è presente a scuola sia nei contesti non strutturati che come strumento didattico e ciò in maggiore misura rispetto al passato.
E’ quando si parla di videogiochi che la preoccupazione accomuna tutte le risposte dei docenti. Il gioco elettronico, pur non essendo presente a scuola, anima, anche a scuola, l’immaginario dei bambini e viene indicato come responsabile di riduzione dei tempi di attenzione, di nervosismo e, in particolare, di emulazione di comportamenti inappropriati.
Una cosa però è certa: il gioco, quello vero, creativo, motorio, relazionale, continua a essere riconosciuto come un potente alleato dell’educazione. Ora tocca a noi adulti trovare il modo per lasciargli il posto che merita. Senza troppi “ma”.
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